martedì 20 giugno 2017


La sera ogni giorno
cucino per due
il tuo lato apparecchio
e riempio il bicchiere
lo guardo in silenzio,
poi prego dio.
è dopo la cena
che siedo alla riva,
e aspetto il ritorno 
lo faccio cantando
al mare e al cielo.
Aspergo di briciole
la battigia umida,
cammino per ore
finché il cielo rosseggia.
A piedi nudi 
avverto il mio peso
così come la tua assenza.
Di ritorno non trovo 
una scarpa sul molo,
penso a un dispetto
o uno scherzo d’amore
a te che sei lì
da qualche parte
tra i flutti e le secche.
Io intanto spero
che nulla mi costa,
il sogno più assurdo
è la mia fede tenace. 

martedì 16 maggio 2017



La discrezione cattolica 
del tuo esser così bella
come lenzuolo d’organza
non cela, non può
implora soltanto
maggiore attenzione
pretende lo sguardo
e modi educati.
Non appartiene, non più
a questo tempo nostro
assurge a una dimensione
che la terra non teme
sorvola e orbita piuttosto
seppur fatta di carne.
La mia pelle dimentica
per questo la incido,
con il tempo scolora
e io maculo le cosce,
le costringo di corda
mentre tu, mia cara
le carezzi di nylon.
A me questo sole
ferisce soltanto,
e adesso nel buio
che trovo il conforto,
all’ombra poi infine
affino la vista
e ti vedo diafana
che dormi e risplendi
di luna e di cielo.


   

mercoledì 12 aprile 2017

Solo tu sai,
le picchiate spettacolari
e i tornanti mozzafiato
conosci la terra
e il mio starci sopra
come in equilibrio.
Hai imparato poi
cosa mi accende
e cosa mi carezza
come un balsamo,
avverti quando dolgo
e se la sera fingo.
Quando parlo da solo
prendo piccoli appunti
trapuntano pochi metri,
sporcano le pagine
tarlano le ore tarde.
Mentre orbiti e plani
lasci che tutto si compia
la mia eclissi e il ritorno
la rivoluzione del giorno
la resurrezione e la croce.
Solo tu sai,
del mio rifugio fatto di storie
di come canto al mattino
e farfuglio la notte,
come la musica triste 
non mi fa sentire solo,
fa bene alla malattia
ne appanna il dolore.
Il mio percuotere disperato
a cavare sangue 
a stillare goccia a goccia
il grido che trattengo,
l’urlo che abortisce
graffia la carne e la gola.
E io aspiro e ingoio
trattengo nello stomaco
a graffiarne le pareti
che producono un rantolo
sembrano quasi fusa
come di bestia che dorme.


mercoledì 22 marzo 2017



La malattia che ne faccio
col tempo ci lascia
solo un flebile dolore
e un segno leggero,
come di una cicatrice
che hai sotto al mento,
la caduta da bambina
che ti ha corretto il sorriso.
Ora svirgola a sinistra
un angolo è poco più alto,
lo guarderei per giorni
quel centimetro di pelle
la perfezione che alberga
nelle cose fuori posto,
il miracolo delle lacrime
quando si è felici.

lunedì 13 marzo 2017


Fortuna che la tramontana
confonde l’udito
e asciuga gli occhi,
nel vuoto delle strade
solo tramestio di passi
per la la maratona
che ha zittito la città.
Ho un libro nuovo in tasca,
un collare rosso di fiamma
e la testa che squarcia
il silenzio contrito e sordo
di questa domenica salmastra
come le lacrime tue.

sabato 4 marzo 2017


La sforbiciata di un bambino,
il naturale scalare le spalle del padre
gli afferra le mani, si abbandona.
La sospensione dei fuochi d’artificio, 
la festa e l’illusione di essere vivi.

C’è la pioggia a ricordare
quanto piccoli siamo noi
quando incombe il freddo vero
che frana, uccide e copre tutto,
in questa nevicata del 17
che ricorderemo come nostra.
Dopo le febbri e i sensi di colpa
cerchiamo nuove sostanze
per dimenticare l’anno che viene.
Ovunque andremo lui ci sarà
come un santo che non protegge
a fare ombra su queste mura
non più bianche come un tempo.
Ci si abitua a quello che manca,
basta non farne una malattia.
Mi chiedo soltanto,
se avrò la forza
di riparare le crepe nel solaio,
e quella per mettere a dormire
una volta per tutte,
i mostri e le falene di ogni notte.

giovedì 2 marzo 2017



È come un’incudine
questo trapasso
di stagione
ha il ricordo del freddo
e la promessa del mare.
Cominciamo a sedere
per strada,
ai tavoli del bar.
È abbacinante il candore
della ragazza in divisa,
augura a tutti buona domenica.
Io leggo la morte secondo Toma
e penso al battere del martello
come di un orologio il rintocco
che segna la vita e il suo passare.
Felice per mia sorella
e il suo ridere altrove
mentre la voce leggera di musica
riempie la piazza
e fa bene al cuore.