martedì 6 marzo 2018

























Le cose belle come te
non hanno a che fare con il tempo
non temono le ricorrenze
perché sono festa degli occhi
in ogni giorno che ci è dato.
Hanno luce intorno
come gli animali degli abissi
il nimbo a cingergli il capo
e farti eterna come le sante.
Così per me sarai per sempre
nel primo istante e nell’ultimo,
è così che ho smesso di contare,
ho chiuso nel cassetto l’orologio
riposto accanto al calendario.
Invecchiamo, certo, lo sai,
anche se ancora ti chiamo piccola.
Delle volte la sera ci contiamo i difetti
convinti che la cura coincide
con l’amore e le sue forme strane.
Il mondo lo abbian chiuso fuori
insieme alla roba vecchia
e ci serve ancora di meno
lavoriamo di sottrazione,
rimarranno poche cose
e te con loro, promettilo.

martedì 2 gennaio 2018


Di braccia gracili
e gambe veloci
ti posso dire,
di un balcone poi
a pochi metri la stazione.

Della mia infanzia

al secondo piano

con i treni a due passi

e la vita adulta alle porte.

Sognavo paesi lontani

alla fine delle rotaie,

fumavo sulla breccia

o poggiato alle carrozze

lasciate a riposare,

in attesa come noi

di un viaggio o qualcosa.

Avevo amici un tempo,

giocavamo con la morte

come solo chi tracima vita

è capace di fare.

“Non sarai mai pugile”

mi dissero un giorno

“tu hai la forma di chi scappa”.

E così feci alla fine,

presi il rapido che fende l’alba.

Trovai all’arrivo una casa

e chi mi insegnò quello che sono,

conobbi il primo amore

e imparai l’addio.

Ha un sapore il ritorno,

agrodolce sul palato,

come di sangue in bocca,

dopo un montante in pieno viso.

Come si ama il carceriere,

così io torno a chi mi ha fatto male.

venerdì 24 novembre 2017


Lascio le cose
nei posti in cui vado:
una moneta tra le pietre
una carta di imbarco,
gli appunti di un libro

da troppo a metà.

Si riempie la casa

di una luce nuova

si ritrova il sorriso

così come il sonno.

Parto e ritorno

lascio amore e ne trovo.

Non è forse anche questa

la fortuna?

A presto, si dice

e il cielo è solo aria,

minuti in apnea.

Io lascio le cose

nei posti in cui vado

è una promessa in silenzio:

arrivederci amore ciao.

venerdì 3 novembre 2017


C’è gente come me
che guarda la vita,
la vede passare
in veloci anteprime,
consacrata negli album
delle pagine e i blog.
Ne sente il racconto 
nelle rime di un rapper
e scorrere nei video
visti già da milioni.
Noi seduti alla sera
tra le aride carte
e le poltrone calde
di una visita inattesa
ci rifugiamo come tribù
devote al sacro vincolo
del precipizio,
perduti nelle serie
tutte d’un fiato.
Ci teniamo le mani
in segno di tregua
aspettiamo con calma
che il cibo sia pronto,
mai troppo lontani
nel barrio di poche vie
con i portici e il bar
a lambirne i confini.
Comincia il freddo
tu fatti più vicino.




Le parole cancellate,
il foglio bianco
e poi ancora
un piccolo verso,
è un ciclo di vita
anche questo alla fine
sono le mie creature
forse le uniche che posso.
Come una presa al fianco
timida e leggera
o una carezza al meglio
il suo vorticare piano
fende il tempo e si posa.
Intorno il vuoto assurdo
di mille e più metri quadri
noi avvinti, rampicanti
stretti per il poco concesso
un secondo che basta
o un sorriso tra la gente
senza la fatica e la distanza
dei viaggi e degli anni.
C’è un tango lì che aspetta
porta il tempo, sempre poco
ma sufficiente alle volte
per capire che è fortuna
questa vita strana.
E trovarla per caso
senza scuse, attese e bugie.
Il caso alle volte
è un amico nuovo
la speranza alla fine
che ancora di buono
a cercare bene
il giorno per noi
qualcosa riserva.
Una bella parola
che si incastona
alla pagina
preziosa tra le altre
perché di te mi parla.

venerdì 6 ottobre 2017

Ho chiuso un cerchio
di tratto leggero
compiuto l’atto
di fede e dolore.
L’interpunzione mia
di uomo sulla terra
è fatta di punti a capo
come chiodi nella carne
e virgole di pelle
quasi fossero sorrisi.
Come un compasso
torno al punto 
da cui parto.
Ho circoscritto l’affetto
in una geometria domestica
la mia circonferenza
inscritta in un quadrato.
Una casa ad esempio
è ciò che mi basta.

Ripensi mai
al tempo dei capperi?
Avvinti alla pietra
cocciuti alla resa,
credevi per sempre
li avremmo trovati
come il sale grosso
e le mani di nonna.
Dell’acre del pascolo
appena trascorso
o del zuccherino
dell’erba morsa
per farne trombetta.
Gonfiavi le gote
ti lasciavi cadere
lì dove i pini
incontrano il mare.
Quanto fiato avevi
nelle corse in sella
e le immersioni
di fine settembre.
È vita che resta
anche se passa.
È il conforto di malinconia
nelle ore di tristezza.