venerdì 6 ottobre 2017

Ho chiuso un cerchio
di tratto leggero
compiuto l’atto
di fede e dolore.
L’interpunzione mia
di uomo sulla terra
è fatta di punti a capo
come chiodi nella carne
e virgole di pelle
quasi fossero sorrisi.
Come un compasso
torno al punto 
da cui parto.
Ho circoscritto l’affetto
in una geometria domestica
la mia circonferenza
inscritta in un quadrato.
Una casa ad esempio
è ciò che mi basta.

Ripensi mai
al tempo dei capperi?
Avvinti alla pietra
cocciuti alla resa,
credevi per sempre
li avremmo trovati
come il sale grosso
e le mani di nonna.
Dell’acre del pascolo
appena trascorso
o del zuccherino
dell’erba morsa
per farne trombetta.
Gonfiavi le gote
ti lasciavi cadere
lì dove i pini
incontrano il mare.
Quanto fiato avevi
nelle corse in sella
e le immersioni
di fine settembre.
È vita che resta
anche se passa.
È il conforto di malinconia
nelle ore di tristezza.

giovedì 14 settembre 2017



Dissuaso dal vivere,
genuflesso alla vita
così mi sento padre
quando le costellazioni
fanno posto al primo sole.
Come una condanna 
inferta alla nascita
è l’essere uomo, 
corpo in gara 
un milite disabile
alla guerra come alla leva.
Da piccolo correvo
allo schiudersi dei fiori
saltavo i cespugli 
di belle di notte,
leccavo ogni cosa.
Ho imparato la paura
negli anni a venire
insieme al vizio e la nebbia,
i limiti di questo mondo
e il posto in cui stare.
La pazienza rimane 
e una pace che agogno
il declivio d’un tratto
o la notte che passa
senza lasciare traccia.

giovedì 17 agosto 2017





La solitudine del cameriere,
fuma una sigaretta veloce
prima del turno,
fissa la punta che sfalda,
si screzia dalla fretta
ci soffia su per pareggiarla.
Il badante straniero
sul balcone conta
le automobili sparute
di questo ferragosto
trascorso in città.
Giorno di brividi
di un freddo che non conosco,
di sonno pesante
e vino fresco.
Dopo lo spettacolo struggente
di un formidabile infelice,
come del resto io
e come tutti noi in fondo.
Ai piedi di un convento
con la brezza leggera
che ci ha ridato il respiro
e la voglia di piangere ancora.
Gainsbourg infine a salutare
la fine dell’amore più violento.

martedì 1 agosto 2017




C’era un vecchio per strada
sul lastricato ribollente
aveva sandali, calze bianche
e un panama liso
solo da un lato,
canticchiava a mezza voce
un Celentano degli esordi
a rimestare la giovinezza
e allenare la memoria
che inceppava
come un disco
proprio al centro dell’inciso.
Così il ritornello
non arrivava mai,
lui allora si fermava
e riprendeva dall’inizio.
La canzone io la so
dal principio al gran finale
la intono di tuono nel silenzio
di un mezzogiorno d’inferno
Il vecchio ora sorride
ma non si cura di me
come fossero
le mie parole
portate dal vento fiaccato
un refolo di passato
forte bastante
a rinvigorire il passo
e conchiudere il cammino
ancora per un giorno.

martedì 20 giugno 2017


La sera ogni giorno
cucino per due
il tuo lato apparecchio
e riempio il bicchiere
lo guardo in silenzio,
poi prego dio.
è dopo la cena
che siedo alla riva,
e aspetto il ritorno 
lo faccio cantando
al mare e al cielo.
Aspergo di briciole
la battigia umida,
cammino per ore
finché il cielo rosseggia.
A piedi nudi 
avverto il mio peso
così come la tua assenza.
Di ritorno non trovo 
una scarpa sul molo,
penso a un dispetto
o uno scherzo d’amore
a te che sei lì
da qualche parte
tra i flutti e le secche.
Io intanto spero
che nulla mi costa,
il sogno più assurdo
è la mia fede tenace. 

martedì 16 maggio 2017



La discrezione cattolica 
del tuo esser così bella
come lenzuolo d’organza
non cela, non può
implora soltanto
maggiore attenzione
pretende lo sguardo
e modi educati.
Non appartiene, non più
a questo tempo nostro
assurge a una dimensione
che la terra non teme
sorvola e orbita piuttosto
seppur fatta di carne.
La mia pelle dimentica
per questo la incido,
con il tempo scolora
e io maculo le cosce,
le costringo di corda
mentre tu, mia cara
le carezzi di nylon.
A me questo sole
ferisce soltanto,
e adesso nel buio
che trovo il conforto,
all’ombra poi infine
affino la vista
e ti vedo diafana
che dormi e risplendi
di luna e di cielo.